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Economia circolare: Uno slancio verso una societa’ zero sprechi ma occorre adeguare il contesto normativo

L'economia circolare in Italia ed il progetto #zerosprechi

    Insieme a Monica Tommasi (Presidente Amici della Terra) e Carlotta Basili (Responsabile contenuti del progetto Zero Sprechi) abbiamo parlato della situazione italiana relativa all’economia circolare; CSS, rifiuti plastici e cartacei e situazione normativa italiana sono alcuni dei macroargomenti trattati nell’intervista che trovano ulteriore approfondimento nel neo progetto di Amici della Terra “Zero sprechi – verso un’economia circolare“.

     

    Da dove nasce l’esigenza di creare un progetto appositamente dedicato all’economia circolare come “Zero Sprechi – verso un’economia circolare” presentato il 9 Ottobre?

    La campagna Zero Sprechi nasce con l’obiettivo di contribuire, attraverso il sito zerosprechi.eu ad accrescere l’informazione e la consapevolezza necessarie ad intraprendere il nuovo modello di economia. Il sito è quindi uno strumento di informazione ambientale qualificata, basata sugli standard della divulgazione scientifica. Da una parte vengono evidenziate e promosse le best practice realizzate nel nostro paese, con l’intento di mostrare come l’applicazione dei principi di economia circolare possa giovare alle aziende, ai cittadini e all’ambiente. Dall’altra, portiamo alla luce i falsi miti che ostacolano la corretta gestione delle filiere e la circolarità dei flussi di materia.

    Promuovere l’economia circolare, inoltre, non deve servire a nascondere le condizioni di una corretta gestione dei rifiuti. Metà del Paese è ancora lontana persino dall’aver attuato un ciclo integrato, al punto da esportare gran parte dei propri rifiuti urbani o, addirittura, da confinarli ancora nelle discariche. È opportuno che anche l’economia circolare, come ogni nuovo indirizzo, sia modellato sulla realtà, offra soluzioni adeguate e graduali, cioè economicamente perseguibili e immediatamente praticabili.

     

    Uno dei principali focus del progetto è relativo ai falsi miti che circolano, specialmente sul web, in materia di economia circolare. Tra i vari comparti produttivi vengono analizzati anche i cementifici, che si contraddistinguono per essere particolarmente energivori. Quali sono i falsi miti più ricorrenti riconducibili a questo settore?

    L’utilizzo di Combustibile Solido Secondario nei cementifici è ancora fortemente ostacolato dall’opinione pubblica. infatti Sebbene il co-incenerimento di CSS nei cementifici sia una BAT riconosciuta a livello europeo, comitati e associazioni spesso insistono sul fatto che “bruciare rifiuti nei cementifici” sia dannoso per l’ambiente e la salute umana. In realtà, non solo le emissioni di CO2 diminuiscono usando combustibili alternativi piuttosto che carbon-coke, ma anche quelle specifiche di ossidi di azoto, ossidi di zolfo e polveri. Numerosi studi a livello europeo dimostrano inoltre che i livelli di rischio non sono dissimili dall’utilizzo di combustibili fossili tradizionali, considerando i maggiori controlli, le restrizioni più severe e l’utilizzo di tecnologie sempre più all’avanguardia.

    Un altro falso mito ricorrente riguarda invece il prodotto, ossia il cemento realizzato utilizzando CSSÈ diffusa l’idea che tale cemento sia pericoloso in quanto veicolo di metalli pesanti nocivi per l’ambiente e l’uomo; in realtà il prodotto rispetta le medesime caratteristiche di quello tradizionale, seguendo gli standard UNI imposti dall’UE per tutti i cementi.

     

    Viene dedicata particolare attenzione anche ai rifiuti di materie plastiche e cartacee. Ad oggi possono essere stimati i valori di riutilizzo di entrambe le risorse? La raccolta differenziata per entrambe le tipologie che livelli raggiunge nel nostro paese?

    La carta e la plastica costituiscono due flussi importanti di materia, soprattutto nel nostro paese. Sul sito abbiamo dedicato ai settori sia buone pratiche che falsi miti con l’intento di portare alla luce errori comuni nella differenziazione dei rifiuti che possono incidere sulla qualità del riciclo, ma anche gli esempi di riciclo che rendono l’Italia uno tra i paesi a più alto tasso di recupero per quanto riguarda gli imballaggi di entrambi i materiali (oltre 83% per la plastica, 88% per la carta di recupero energetico e riciclo).

    I dati ufficiali hanno tuttavia molte lacune: non sappiamo ad esempio quanta plastica post consumo venga esportata. O meglio, quanta ne venisse esportata fino allo scorso anno quando i paesi asiatici, in particolare la Cina, accoglievano ancora il 37% della plastica europea da riciclare. La chiusura delle frontiere cinesi è stata problematica sia per la filiera della carta (l’Italia aveva esportato in Cina 1,1 milioni di tonnellate di carta da macero nel 2016) che della plastica. Nel nostro paese la mancanza di impianti di recupero sufficienti a gestire il surplus ha lasciato i deposti stipati di materiali. Non è un caso che si verifichino così tanti incendi negli impianti di stoccaggio e trattamento rifiuti, come da tempo gli Amici della Terra denunciano e come ha evidenziato anche la relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta.

     

    Uno degli elementi fondamentali del piano d’azione UE per l’economia circolare è rappresentato dalla simbiosi industriale; qual è il grado d’attenzione che le aziende italiane dedicano a questo comparto? La cooperazione tra aziende ed istituzioni viene effettivamente favorita dal tessuto normativo attuale?

    Le esperienze che stanno nascendo in Italia dimostrano che le aziende sono interessate a implementare un sistema produttivo di tipo circolare. Le imprese, condividendo le risorse e utilizzando i sottoprodotti di un’altra azienda, hanno un vantaggio economico legato alla riduzione dei costi delle materie prime, dell’energia e dello smaltimento di rifiuti. Ma chi trae il maggior vantaggio da questo sistema è il Paese perché questo significa minore necessità di materie prime (cosa di cui l’Italia è deficitaria), risparmio di energia, aumento del Prodotto Interno Lordo, riduzione dei rifiuti e soprattutto minimizzazione delle discariche.

    Il maggiore ostacolo che si frappone all’interesse delle imprese all’economia circolare è un quadro normativo fortemente inadeguato più interessato alla ricerca dei colpevoli che al corretto utilizzo delle risorse. Oggi non vengono favorite le iniziative di  sperimentazione di economia circolare.

    Un esempio: la controversia nata fra una società autorizzata ad una attività sperimentale per il trattamento ed il recupero dei pannolini e la Regione Veneto. La società aveva chiesto di poter classificare questi rifiuti come materia prima secondaria ma la Giunta della Regione Veneto non lo ha consentito affermando che i criteri di cessazione del rifiuto (End of Waste) sono di competenza esclusiva di regolamenti europei o del Ministero dell’Ambiente.
    Dopo che il TAR aveva stabilito che le Autorità competenti avevano, il potere ed il dovere appunto di procedere ad una decisione casistica, rilasciando l’autorizzazione integrata ambientale, il Consiglio di Stato, invece, stabiliva che solo lo Stato è “il destinatario del potere di determinare la cessazione della qualifica di rifiuto”. Questa tesi del Consiglio di Stato non solo ha ignorato le indicazioni della Commissione UE ma anche quelle del Ministero dell’Ambiente che stabilisce che anche le Regioni o gli Enti da esse delegati possono, caso per caso, in sede di rilascio dell’autorizzazione, determinare i criteri di cessazione della qualifica di rifiuto. Questo ha creato un vero e proprio “caos” applicativo sia per come si comporteranno altre autorità locali in futuro, sia per le autorizzazioni già in essere. A livello normativo e giuridico c’è molta strada da fare.

    Le difficoltà non sono poche.  Servirebbero strumenti di incontro e di servizi dedicati per:

    • aiutare le imprese a trovare opportunità;
    • collegare il mondo della ricerca e delle aziende;
    • creare reti di collaborazione territoriali.

    in generale una piattaforma intelligente che possa fare incontrare domanda e offerta. Questo approccio è stato alla base di un progetto di Enea per la costruzione di una Piattaforma di Simbiosi Industriale in Sicilia. La Piattaforma è uno strumento dinamico, cooperativo (dove le informazioni vengono messe a disposizione) e collaborativo tra le aziende, gli enti locali e gli esperti che la gestiscono ed la implementano.

     

    Sul sito del progetto #zerosprechi vengono inoltre messe in luce le best practice che le aziende implementano nei propri processi industriali. Quali sono i processi su cui si concentrano maggiormente le aziende e quali invece presentano ancora livelli di criticità?

    La maggior parte delle buone pratiche presenti sul sito zerosprechi.eu riguarda la parte finale del ciclo dell’economia circolare cioè quella relativa al riciclo dei rifiuti. Sono ancora molto poche le aziende che intervengono sull’ottimizzazione della materia prima e sull’eco-progettazione in modo da allungare il più possibile la vita del prodotto e poterlo riciclare nel modo migliore. C’è ancora molto spazio in tutte le fasi. Tuttavia, tenendo conto che in Italia molto aziende sono all’avanguardia per l’efficientamento energetico dei processi produttivi, possiamo pensare che, se il sistema normativo e di governo favorisse adeguatamente le iniziative di economia circolare, le nostre imprese potrebbero eccellere anche nell’innovazione tecnologica relativa all’uso razionale della materia.

     

    Intervista a Monica Tommasi (Presidente Amici della Terra) e Carlotta Basili (Responsabile contenuti progetto Zero Sprechi), a cura di Orizzontenergia.

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